Around Culture – Barbie, molto più di una bambola


Around Culture, Blog / venerdì, 14 Luglio, 2023

Barbie non è solo un giocattolo.

Si porta dietro grande responsabilità di influenza sociale, tanto che ha generato diverse controversie; bisogna, infatti, interpretare Barbie con il contesto storico tenendo in considerazione i cambiamenti degli adolescenti, i ruoli di genere, la parte del consumatore.

La questione, quindi, è perché Barbie non è solo una bambola ma uno strumento di ispirazione/oppressione a seconda dell’angolazione.

Il primo spot del 1959 non lascia dubbi, Barbie non solo entrava a gamba tesa nella moda dei “bambolotti”, ma voleva essere espressamente modello per le bambine, a cominciare dalle lyrics della canzone della pubblicità.

Someday, I’m going to be
Exactly like you
Till then I know just what I’ll do.
Barbie, beautiful Barbie
I’ll make believe that I am you.

 

THE HISTORY OF BARBIE

Cosa che molti non sanno è che la bambola ha un nome e un cognome e infatti Barbie è il suo diminutivo. Ma facciamo un passo alla volta, perché per raccontare la storia di Barbie bisogna raccontare la storia di  chi l’ha inventata.

Mentre Ruth Handler, cofondatrice della multinazionale di giocattoli Mattel, guardava sua figlia Barbara giocare con bambole di carta, si accorse che le piaceva dare alle bambole ruoli da adulti.

All’epoca la maggior parte delle bambole in commercio rappresentava neonati, che costringevano le bambine ad assumere dei ruoli di gioco più domestici; lo vediamo anche nel trailer del film del 2023, un gruppo di bambine sta giocando con dei bambolotti dalle sembianze infantili, che buttano via appena vedono arrivare Barbie, affascinate.

Intuendo che l’idea avesse del potenziale e fosse un’ottima scelta di mercato, Ruth suggerì la proposta di una linea di bambole dall’aspetto adulto a suo marito Elliot, cofondatore della Mattel; inizialmente non entusiasta ma poi convinto sapendo di una bambola simile commercializzata in Germania, si disse d’accordo. Così Ruth, aiutata dall’ingegnere Jack Ryan, creò la prima Barbie, a cui fu dato il nome della figlia, Barbara.

La bambola esordì nei negozi il 9 marzo 1959, con un costume da bagno zebrato e i capelli neri legati in una coda; successivamente sarebbe apparsa quasi sempre bionda.

Mentre Barbie diventava uno dei giocattoli più venduti in tutto il mondo, Mattel contribuiva a crearne il mito anche con una biografia, dandole un nome completo ovvero Barbara Millicent Roberts, una famiglia, il fidanzato Ken e un gruppo di amici provenienti da vari Paesi.

Negli anni Barbie è stata accusata di non dare una bella immagine della donna, in quanto legata puramente a un messaggio piuttosto superficiale, nell’immaginario comune, infatti, Barbie rappresenta lo stereotipo di una bella bionda un po’ frivola e un po’ stupida.

 

L’INFLUENZA DI BARBIE

 

Life in plastic, it’s fantastic, cantavano gli Aqua.

L’influenza di Barbie nella società è molto più grande di quanto ci si renda conto. Ragion per cui non è solo una bambola. Se così fosse, d’altra parte, non avrebbe avuto tutte le attenzioni mediatiche che ha.

Il gioco per i bambini non è soltanto una parentesi di divertimento, ma una simulazione della realtà e dei ruoli; lo sottolinea lo stesso direttore creativo esecutivo dell’agenzia pubblicitaria BBDO affermando a proposito di uno spot che “attraverso questa pubblicità si voleva rappresentare come le bambine giocano per far vedere che quando usano Barbie stanno, in realtà, giocando con le possibilità che il loro futuro può offrire ”.

La stessa Ruth Handler in un’intervista per un giornale statunitense sul lancio di uno spot affermava che “la sua intera filosofia su Barbie era che, attraverso l’esperienza del gioco, le bambine potessero sentirsi chiunque avessero desiderato essere e che Barbie, a dispetto delle critiche, ha sempre rappresentato il fatto che la donna ha sempre e comunque la possibilità di scegliere chi vuole diventare”.

La Mattel sa che Barbie e gli altri personaggi incarnano dei modelli, che devono rapportarsi con una società che progressivamente dà più attenzione a vari temi delicati, tra diritti civili e lotte femministe. Da quando ha fatto la sua prima comparsa con un costume anni 50, la società – mondiale e statunitense – è profondamente cambiata.

La campagna marketing di Barbie, infatti, ha sviluppato la commercializzazione considerando l’importanza delle donne di avere la possibilità di avere un ruolo sociale più significativo, anche facendo carriera. In tal senso, alcuni esempi sono la collezione di Barbie Careers, la campagna pubblicitaria con la canzone che recitava “We girls, can do anything, right Barbie?”, lo spot “Imagine the possibilities” e il progetto Dream Gap Project, idee con la mira di stimolare la curiosità e l’immaginazione, attraverso i prodotti, della conoscenza dei lavori sottorappresentati e della possibilità di realizzarsi in ogni professione lavorativa senza discriminazioni di genere. Nel 2004, Barbie annunciò la sua campagna elettorale per diventare presidente degli Stati Uniti, rappresentando il Partito delle Ragazze, con un vero e proprio programma elettorale scritto dalla Mattel.

 

Chiaro quindi che qualsiasi mossa di Barbie sia subito oggetto di eventuali critiche, perché dietro c’è molta consapevolezza di come sa influenzare nonché proprio la volontà di farlo.

FUN FACT

In inglese australiano barbie sta per barbecue.

 

Barbie, quindi, non è solo una bambola, perché è difficile considerarla senza considerare anche quell’ideale con cui le bambine giocano a “fare le grandi”, trasferendo su Barbie i loro sogni.

Tu che ne pensi, è troppa responsabilità per un giocattolo o è inevitabile, soprattutto per la sua popolarità? Condividi il tuo pensiero nei commenti!

Ciao, mi chiamo Patrizia e amo le lingue. Grazie ai miei studi e alla mia esperienza professionale, insegno a parlare l'inglese. Mi piace parlare dell'inglese ma anche di ciò che ci gira intorno, come musica, telefilm, etc.

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