Around Food: Food Delivery, ieri oggi domani


Around Food, Blog / mercoledì, 3 Giugno, 2020

Il tempo del Covid-19 è stato anche quello del Food Delivery ed ha coinvolto non solo i Fast Food, le pizzerie d’asporto o i pub, ma anche quel genere di ristoranti dove accomodarsi al tavolo è parte integrante dell’esperienza culinaria. Sono stati in molti, nonostante la riapertura, a decidere di proseguire con l’asporto, perché in tempo di distanziamento sociale risulta un sistema meno rischioso di fare ristorazione. Il Food Delivery è ormai un’opzione consolidata: se quando ero piccina fra gli anni ’90 e il 2000 si usava ordinare la pizza e andarla a recuperare nel suo cartone fumante, oggi arriva direttamente a casa.

Ma quali sono le origini del Food Delivery?

Partiamo dal principio: il Food Delivery altro non è che la consegna del cibo a domicilio. Lo conosciamo tutti molto bene, perché parte integrante della nostra quotidianità: è pieno di applicazioni che raccolgono la lista dei ristoranti di zona fra pizzerie, rosticcerie, ristoranti di sushi, cibo indiano o cinese, ma anche pasticcerie, gelaterie ed enoteche. Può tornare utile quando non si ha voglia né di cucinare, né di uscire: il menù è online e con poche semplicissime mosse la pappa arriva direttamente a casa, pronta per essere consumata in pigiama sul divano. A consegnare il prelibato bottino sono i riders, che fra marzo e maggio sono praticamente stati eletti eroi nazionali, quasi tanto quanto medici, infermieri, volontari della Croce Rossa, Protezione Civile, farmacisti e dipendenti dei supermercati. Erano loro, quando nessuno poteva uscire, ad evadere gli ordini nelle città grandi e piccole di tutta Italia. Grazie a loro molti ristoranti hanno continuato a lavorare in piena pandemia, quando la speranza di poter riempire anche un solo tavolo era totalmente inesistente.

In America già nel 1700 i grandi hotel di lusso pubblicizzavano la consegna di ogni genere di piatto cucinato espresso, allora l’unica clausola era che le famiglie inviassero a ritirarlo un membro della loro servitù. Col tempo il pranzo da asporto divenne parte della quotidianità: dai pasti a portar via che i ristoranti proponevano per i pic-nic domenicali al classico pranzo del lavoratore urbano, che, quando non portava con sé quella che oggi chiameremmo “schiscetta”, ordinava qualcosa di succulento, da consumare al volo: pare che a New York le ostriche andassero per la maggiore. Con la diffusione della televisione nelle case, poi, la gente prese ad impigrirsi sul serio, mandando quasi in rovina i locali, ai quali preferiva serate trascorse in ciabatte davanti alla propria trasmissione preferita, così il Food Delivery divenne una necessità dei ristoratori, preoccupati di fallire. Con l’avvento di internet il mondo dell’asporto proseguì col fortificarsi: nel 1994 una pizzeria della catena Pizza Hut a Santa Cruz in California aprì un sito web dove poter ordinare direttamente la propria pizza.

Da allora l’evoluzione ha travolto il mondo della consegna a domicilio, che è diventato un vero e proprio trend. Solo ultimamente, dalla moda si è ritornati alla necessità dell’asporto, con il noto lockdown che ha paralizzato il mondo. In Italia, ad esempio, a Venezia è nato il Cocai Express (Cocai in veneziano significa gabbiano), inventato da un gruppo di quattro ragazzi autoctoni per supportare i ristoranti della città, rimasta isolata e priva dei suoi preziosi turisti. Sono stati loro a creare una vera e propria rete, che vorrebbe rimanere local, trasportando i pasti fra calli e ponti, per dare continuità all’attività di bàcari e ristoranti, oggi a rischio di estinzione.

Quindi se già prima del Covid-19 si parlava, ad esempio, di Dark Kitchen, ovvero delle cucine attrezzate esclusivamente per la consegna a domicilio tramite ordinazioni online, la strada da questa primavera sembra essere più spianata che mai, perché moltissime abitudini nascono e si consolidano al passo con le vicende storiche che travolgono il mondo. Ci si può chiedere se questo sarà veramente il futuro, certo, c’è da dire che mangiare al ristorante è di per sé un’esperienza totale e impareggiabile, fatta sicuramente del sapore, della vista e della texture dei piatti, tanto quanto del servizio, dell’accoglienza e dell’atmosfera. Se non sarà il futuro quantomeno è un presente che non dispiace, perché concilia comodità e necessità. Non ci rimane che vedere cosa succede.

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