Around English: metodi fuffa per imparare l’inglese e come trovarli (sui social)


Around English, Blog / venerdì, 17 Giugno, 2022

Per insegnare il latino a Giovannino, non basta conoscere il latino, bisogna soprattutto conoscere Giovannino – J.J. Rousseau.

Sto osservando i social da diversi mesi e mi sono confrontata sulla questione di insegnamento delle lingue con colleghi e colleghe di valore, che hanno fatto le mie stesse riflessioni. Ovviamente, pur nel rispetto di alcuni insegnanti-influencer e del loro modo di insegnare, il problema è che certi approcci sbagliati diventano una moda penalizzando chi apprende senza che se ne renda conto.

Le trappole dei social

All’apparenza sembra che i social media abbiano finalmente coniugato l’utile al dilettevole, che abbiano finalmente reso divertente l’apprendimento dell’inglese, che abbiano svecchiato dei metodi di insegnamento obsoleti.

Ma è una trappola.

Quali sono i timori più grandi per chi apprende una lingua straniera (prendiamo per esempio l’inglese)? Sbagliare la pronuncia e non sapere abbastanza parole.

Quali sono i post più comuni e di successo, infatti? Quelli che correggono la pronuncia e quelli che danno le opzioni “di inglese avanzato” di parole considerate “basic”.

Sono contenuti tossici per diversi motivi, ma quello che hanno in comune è che pretendono di andare bene a tuttə come un vestito a taglia unica senza dare veri strumenti utili per formare l’indipendenza linguistica di ciascunə studente. Quel tipo di contenuti, per sua natura, crea invece dipendenza e, quindi, alimenta l’ansia da prestazione linguistica.

Partiamo con la pronuncia.

Argomento affrontato poco e male a scuola, ma considerato come fonte di problemi di listening e speaking, la pronuncia è uno strumento.

Ha delle regole e degli aspetti interessanti come alfabeto fonetico, stress, connected speech che, una volta conosciuti e studiati, permettono un miglioramento dell’ascolto e una maggiore padronanza nel parlato.

La pronuncia va imparata anche con la consapevolezza sia dei vari aspetti che ne fanno parte, ma anche del fatto che il contesto aiuta a capire e a farsi capire.

Parole, parole, parole.

Il vocabolario, invece, viene trascurato e non viene spiegato da un punto di vista di funzionamento dell’apprendimento.

Innanzitutto, molte parole hanno significati diversi, quindi fare liste non basta, ma per riuscire a ricordarle serve utilizzarle, per esempio formando frasi, meglio se con esempi relatable.

Poi, non c’è alcuna categorizzazione tra “vocaboli advanced” e “vocaboli basic”, i madrelingua dicono “good” così come altri sinonimi considerati più complicati.

È sicuramente utile conoscere sinonimi e contrari per esprimersi meglio, così come utilizzare parole legate a un registro più formale se si deve scrivere un testo accademico oppure parlare ad un meeting.

Tuttavia, se non si fanno le dovute premesse, i learners penseranno che, se dicono “good” “beautiful” o altre parole che vengono fatte passare come “troppo semplici”, il loro inglese non sia adeguato.

Much ado about nothing

Sono considerazioni e riflessioni che hanno trovato conferma tra chi mi segue sui social stessi e tra miei/mie studenti.

Imparare una serie di parole random non solo non serve a niente, ma anzi i learners non avranno mai la sensazione di saperne abbastanza nella loro pronuncia e nel loro significato e così non si sentono pronti per mettere in pratica la lingua.

Crederanno che si tratti davvero di metodi speciali e, vedendo che neanche così riescono a migliorare, penseranno che dipenda da loro e si sentiranno ancora più incapaci.

Non sono, quindi, delle metodologie di successo.

Lo schermo del telefono diventa solo uno specchio per le allodole che le fa sembrare più produttive e divertenti perché inserite in un contesto di intrattenimento. In realtà ricalcano un’impostazione ancora vecchia di insegnare le lingue, per cui si devono sapere più cose possibili nella teoria senza metterle in pratica.

Know your why to find your how.

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